Hai presente quella scatolina dimenticata in un cassetto, piena di monetine “strane” e oggetti che nessuno usa più? Ecco, i vecchi gettoni telefonici spesso vivono lì dentro, silenziosi, finché un giorno non ti prende la curiosità di guardarli meglio. Il bello è che alcuni, se davvero rari e in condizioni perfette, possono valere cifre sorprendenti. Il meno bello? La storia dei “28.000 euro” è quasi sempre un’esca: ad oggi non c’è alcuna evidenza solida che un modello italiano citato nelle fonti arrivi a quella cifra.
La verità sui “28.000 euro”: perché non torna
Quando leggi numeri così alti, di solito dietro ci sono due possibilità: o si parla di un pezzo completamente diverso (prototipi, lotti museali, oggetti non comparabili), oppure è una cifra “sparata” senza riscontri reali nel mercato.
Nel collezionismo contano i fatti: aste concluse, perizie, confronti tra vendite. Per i gettoni telefonici italiani, anche i più iconici e storici si muovono su valori importanti, sì, ma molto più realistici, spesso tra qualche decina e oltre mille euro nei casi top.
I modelli italiani più ricercati (e quanto possono valere davvero)
Se vuoi fare una prima scrematura, questi sono i nomi che vale la pena conoscere. E qui arriva la parte divertente: leggere sigle e annate diventa una piccola caccia al tesoro.
- STIPEL 1927: è il “capostipite”, il primo gettone coniato in Italia. In base allo stato, può valere da circa 60 fino a 990 euro.
- TIMO 1928: spesso considerato tra i più rari, può arrivare fino a 1.300 euro se praticamente perfetto, ma scende parecchio se usurato (anche intorno ai 200 euro).
- TELVE 1932: raro anche per tiratura limitata, può arrivare a circa 350 euro.
- SET 1934: di solito tra 70 e 150 euro.
- TETI 1935 (o alcune varianti attribuite al 1945): fascia variabile, spesso 30-200 euro.
- UT 1959: apprezzato per design e produzione limitata, spesso oltre 100 euro.
- 7004 (1970): cercato per possibili irregolarità, può superare 150 euro.
- Serie anni ’60 (es. 6304, 6404, 6503, 6504): alcuni esemplari possono arrivare a 330 euro o più.
- Serie IPM anni ’70 (es. 7107, 7111, 7305): non rarissimi, ma certi pezzi in ottimo stato possono superare 200 euro.
- Modelli comuni con sigle tipo 7607, 7809, 7905: spesso stanno tra 5 e 30 euro.
Tabella rapida: i “big” da controllare subito
| Modello | Anno | Valore massimo (perfetto) | Perché interessa |
|---|---|---|---|
| STIPEL | 1927 | 990 € | Primo gettone italiano |
| TIMO | 1928 | 1.300 € | Rarità e domanda alta |
| TELVE | 1932 | 350 € | Produzione limitata |
| UT | 1959 | >100 € | Design particolare |
| 7004 | 1970 | >150 € | Possibili errori |
| 6504 | 1965 | 330 €+ | Serie ricercata |
Come capire se il tuo gettone “vale”: 4 dettagli che fanno la differenza
Qui entra in gioco l’occhio, e ti assicuro che dopo cinque minuti ti senti già mezzo esperto.
- Stato di conservazione: la parola magica è Fior di conio, cioè senza usura, graffi, colpi. È il fattore che sposta più soldi.
- Rarità reale: alcune annate o sigle circolano poco, altre sono comunissime.
- Errori e varianti: tacche irregolari, dettagli fuori standard, piccoli “difetti” di produzione che per i collezionisti diventano pregi (un po’ come succede in numismatica).
- Domanda del momento: anche un pezzo raro può valere meno se in quel periodo “non tira”.
Dove venderli (senza farsi illusioni, ma neanche fregare)
Per capire il valore, guarda sempre le vendite concluse, non i prezzi richiesti. Puoi muoverti tra piattaforme online, negozi di antiquariato, fiere e mercatini specializzati. Se hai un pezzo che ti sembra davvero importante, valuta una perizia o almeno un confronto con più esperti.
Quindi, qual è il “modello da 28.000 euro”?
La risposta più onesta è questa: non c’è, almeno non tra i modelli italiani citati e noti nel mercato corrente con evidenze verificabili. Però c’è una buona notizia, i gettoni davvero rari possono comunque valere centinaia e in alcuni casi oltre mille euro. E a volte la sorpresa più grande è scoprire che quel piccolo disco di metallo, rimasto anni in silenzio, è diventato una piccola pepita da collezione.




