Ti è mai capitato di guardare un lingottino da 20 grammi e pensare, “Ok, è piccolo, ma qui dentro c’è un pezzo di sicurezza”? È una sensazione strana, quasi fisica. E proprio per questo la domanda più importante non è solo quanto costa, ma quanto stai davvero pagando, e se quel sovrapprezzo ha senso per te.
Quanto costa davvero un lingotto da 20 grammi (e perché il numero cambia)
Il “prezzo reale” di un lingotto non è un numero unico stampato da qualche parte. È una somma di componenti, alcune visibili, altre un po’ nascoste nella pratica.
La base di partenza è il valore spot dell’oro, cioè la quotazione dell’oro puro sui mercati, aggiornata in tempo reale. Da lì si costruisce tutto il resto.
In termini pratici, nel 2026 molti osservano un range indicativo intorno a 70-80 €/g per oro puro (valore variabile, da verificare sempre al momento). Questo porta un 20 g a una base teorica tra:
- 20 g × 70 €/g = 1.400 €
- 20 g × 80 €/g = 1.600 €
Eppure, al checkout potresti vedere 1.450, 1.700, persino 1.800 €. Non è magia: è il “premio” di mercato.
Da cosa è composto il prezzo finale
Un lingotto da investimento (tipicamente ≥ 995 millesimi) porta con sé costi e margini che servono a renderlo liquidabile, verificabile, rivendibile senza discussioni.
Ecco una mappa semplice:
| Voce | Cosa significa | Impatto tipico |
|---|---|---|
| Valore spot | prezzo dell’oro puro al grammo | la parte principale |
| Premio | coniazione, certificazione, logistica, margine | spesso 3-10% |
| Spread di rivendita | differenza tra prezzo di acquisto e prezzo a cui te lo ri-comprano | spesso 5-15% |
Questa è la parte che molti scoprono tardi: anche se l’oro “non cambia”, tu entri pagando un po’ di più e, se rivendi subito, esci prendendo un po’ di meno.
Un esempio concreto (numeri in mano)
Immagina una quotazione di 75 €/g.
- Valore teorico: 20 g × 75 = 1.500 €
- Premio del 6% (ipotesi realistica per molti lingotti certificati): 1.500 × 0,06 = 90 €
- Prezzo indicativo in acquisto: 1.590 €
Se poi rivendi in fretta e ti applicano uno spread del 10% rispetto allo spot, potresti ricevere circa:
- 1.500 € × 0,90 = 1.350 €
Capisci subito quando “conviene”: non per fare trading veloce, ma per ragionare in ottica di riserva di valore.
Fiscalità: l’oro è semplice, finché non lo diventa
L’oro da investimento, se conforme ai requisiti, si compra di norma senza IVA. Il punto delicato arriva alla vendita: l’eventuale plusvalenza può essere tassata (spesso si parla del 26%), calcolata come differenza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto documentato.
Qui entra una variabile molto discussa: per il 2026 è stata ventilata l’idea di un affrancamento agevolato (aliquota proposta 12,5%) per rivalutare il valore di oro posseduto a una certa data, utile soprattutto in caso di acquisti vecchi, regali o eredità senza documentazione. Attenzione però, finché non ci sono testi definitivi e istruzioni operative ufficiali, va trattata come ipotesi normativa da monitorare.
Allora, conviene comprare 20 grammi?
Sì, può convenire, ma solo se il motivo è quello giusto. Un lingotto da 20 g è un taglio interessante perché:
- è più accessibile di tagli grandi, quindi utile per diversificazione
- è relativamente liquido
- è facile da custodire
Non conviene invece se cerchi:
- rendimento rapido
- flussi periodici (l’oro non “paga cedole”)
- zero oscillazioni (il prezzo può essere volatile)
Checklist pratica prima di comprare
Prima di premere “compra”, io farei sempre queste verifiche:
- Confronta il prezzo con lo spot e calcola il premio in percentuale.
- Chiedi (o verifica) le condizioni di riacquisto e lo spread applicato.
- Conserva con cura documentazione e prova di acquisto, ti semplifica la vita in futuro.
- Se l’importo sale molto, informati sulle procedure di identificazione e tracciabilità, è normale che ci siano controlli.
Se l’obiettivo è proteggere valore nel tempo, un 20 grammi può essere un tassello solido. Basta entrare sapendo che il prezzo “reale” non è solo l’oro, è anche la fiducia, la certificazione e la possibilità di rivenderlo senza sorprese.




